lunedì 16 ottobre 2017

TEST ESAME PER GLI ADDETTI ANTINCENDIO


TEST D'ESAME PER L’ACCERTAMENTO DELL’IDONEITÀ TECNICA PER IL PERSONALE INCARICATO DI SVOLGERE, NEI LUOGHI DI LAVORO, MANSIONI DI ADDETTO
ALLA PREVENZIONE INCENDI, LOTTA ANTINCENDIO E GESTIONE DELL’EMERGENZA


CLICCA QUI PER IL TEST DI ESAME VVF






venerdì 10 giugno 2016

Lipotimia e sincope: cosa indicano?

Con questi due termini si indica un fenomeno molto semplice ma che può rilevarsi anche grave: il capogiro e lo svenimento.

La lipotimia indica il così detto capogiro. Il soggetto che manifesta tale malessere ha la sensazione della testa vuota, annebbiamento della vista e avverte il bisogno o la necessità di mettersi a riposo causato da indebolimento. La sincope indica invece proprio lo svenimento. Simile alla lipotimia, si sente la testa che gira, si hanno le vertigini o la nausea e la vista diventa annebbiata, inoltre la pelle può diventare fredda e può sudare poi, se non si è sorretti, si cade a terra.

Un fenomeno comune, ma che può rilevarsi grave se dietro ad esso vi è qualche problema che all’apparenza non può sembrare grave. Ad esempio, un fenomeno di lipotimia e sincope si può manifestare poiché vi è poca irrorazione sanguigna al cervello e ciò può portare ad ischemia cerebrale.

Inoltre, ora, con l’arrivo dell’estate bisogna fare molto attenzione poiché il caldo è un effetto molto comune che può portare alla lipotimia e sincope. Infatti il corpo per respingere il caldo tende a sudare e far sì che il sudore abbassi la temperatura del corpo, causando cosi una perdita di sali minerali e inoltre si manifesta la vasodilatazione che causa un allargamento delle vene generando maggior afflusso di sangue e minor pressione.

Il consiglio è quello di rivolgersi sempre ad un medico se si manifesta giramenti di testa o svenimenti non rari e un altro consiglio potrebbero essere quello di informarsi al meglio per cercare di riconoscere e prevenire cause gravi alla nostra salute. Un modo efficace per informarsi è partecipare ad un corso di Primo Soccorso dove verrete informati in maniera consona e sarete seguite nel miglior modo per salvaguardare alla vostra salute.

I soggetti maggiormente interessanti sono anziani e bambini, ma anche alcune categorie di lavoratori che spesso si trovano a dover operare all’aperto. Ad esempio lavoratori edili e stradali, agricoltori, pescatori e altri mestieri che non sempre richiedono il lavoro all’esterno. L’idea di frequentare un corso non è solo un ipotesi che potrebbe essere presa in considerazione, ma nel caso di lavoratore, è un obbligo di legge in quanto il testo unico 81/08 art. 37 c. 9 sancisce che il datore di lavoro nomini all’interno della propria organizzazione addetti al Primo Soccorso.

Secogest S.r.l. organizza all’interno della propria struttura corsi di Primo Soccorso e non solo.

Nei nostri corsi verranno affrontati i seguenti temi:

-  Riconoscere i vari sintomi

- Cosa fare e cosa non fare in caso di infortuni sul posto di lavoro

- Come intervenire e quali strutture chiamare

- La cassetta del primo soccorso

- Strumenti

Inoltre ci saranno anche delle prove pratiche che consistono nella RCP cioè la rianimazione cardiopolmonare, tecniche di primo soccorso, sindrome respiratoria, tecniche di tamponamento emorragico, tecniche di sollevamento e spostamento del traumatizzato, tecniche di primo soccorso in caso di esposizione accidentale ad agenti chimici e biologici.


Per avere maggiori informazioni non esitate a CONTATTARCI.



giovedì 31 marzo 2016

L'RSPP

Chi è l’RSPP? Nel D.lgs. 81/08 all’art. 2 let. f viene definito come: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32 designato dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi.

Cos’è precisamente il servizio di prevenzione e protezione? Nel D.lgs. 81/08 art. 2 let. l viene definito come: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori.

Vediamo un ultimo punto. Cos’è la prevenzione? Nel D.lgs. viene definita come: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.
L’RSPP, come abbiamo visto nell'articolo precedente sugli obblighi del datore di lavoro, deve essere nominato direttamente dal’ DL, ma non esclude che può essere direttamente il DL (art. 34 c.1 d.lgs. 81/08) fatto salvo per alcune attività in cui l’RSPP non può essere direttamente il DL (art. 31 c.6 d.lgs. 81/08)


I compiti dell’RSPP sono:

-  Individuare i fattori di rischio, così da indicare al DL di valutarli e prevenirli;
-  Elaborare le misure preventive e protettive (art. 28 c. 2 d.lgs. 81/08);
-  Elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
-  Proporre programmi di informazione e formazione ai lavoratori;
-  Partecipare alle consultazione in merito alla sicurezza e salute sul lavoro e partecipare alle riunioni periodiche (art. 35 d.lgs. 81/08);
-  Fornire le idonee informazioni (art. 36 d.lgs. 81/08);
-  Essere consultato dal DL riguardo all'idonea fornitura dei DPI per i lavoratori;
-  Essere informato su (art. 18 c. 2 d.lgs. 81/08):
-  Natura dei rischi;
-  Organizzazione, programmazione e attuazione delle misure preventive e protettive;
-  Descrizione degli impianti e processi produttivi;
-  Informato sugli infortuni e malattie professioni;
-  Provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.

Per poter esercitare la figura di RSPP bisogna essere in possesso di alcuni requisiti:

-  Essere in possesso di una laurea ricadente nelle classi (art. 32 c. 5 d.lgs. 81/08): L7 ingegneria civile e ambientale, L8 ingegneria dell’informazione, L9 ingegneria industriale, L17 scienze dell’architettura, L23 scienze e tecniche dell’edilizia;
-  Essere in possesso di diploma (art. 32 c. 2 d.lgs. 81/08) o non essere in possesso di diploma, ma essere dipendente da almeno sei mesi (art. 32 c. 3 d.lgs. 81/08) e frequentare corsi di formazione adeguata alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, corsi da stress di lavoro correlato, corsi di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrativo, corso sulle tecniche di comunicazione aziendale. I corsi dono effettuati da numerosi soggetti (art. 32 c. 4 d.lgs. 81/08): università, ISPSEL, INAIL, VV.FF., soccorso pubblico e difesa civile…

In entrambi i casi, si è tenuti a frequentare corsi di aggiornamento con cadenza quinquennale (art. 32 c. 6 d.lgs. 81/08).


Secogest S.r.l., Società con esperienza pluriennale sulla sicurezza sul lavoro, è in grado di assumere incarichi di RSPP. Per maggiori informazioni CONTATTATECI.

venerdì 12 febbraio 2016

IL DATORE DI LAVORO!


Il Decreto Legislativo 81/08 definisce una serie di obblighi per il Datore di Lavoro. Secondo la definizione data dall’art. 2 “è il soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, individuato dall’organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attività, ed è dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l’organo di vertice medesimo”. Gli obblighi del Datore di Lavoro sono riportati nell’art 18 D.lgs. 81/08 ad esclusione della nomina di RSPP e redazione del DVR riportati nel art.17 D.lgs. 81/08 e sono:
-       Disporre la lotta antincendio e la gestione delle emergenze (art. 43 D.lgs. 81/08)

-       Indicare preventivamente i lavoratori incaricati dell’esecuzione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio e gestione delle emergenze adeguandole al tipo di attività, dimensioni dell’azienda e numero di persone.

-       Tutelare i lavoratori nelle condizioni di lavoro normali e di emergenza

-       Fornendo ai lavoratori necessari e idonei DPI (dispositivi di protezione individuale) dopo aver eletto e consultato l’RSPP (responsabile di prevenzione e protezione) e il medico competente

-       Richiedere l’osservanza sul uso idoneo dei DPI e DPC

-       Adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento dei lavoratori, dirigenti e preposti (artt. 36-37 D.lgs. 81/08)

-       Affidare i compiti ai lavoratori con capacità idonee al loro grado si salute e sicurezza da cui ne scaturisce l’affidamento della sorveglianza agli addetti che hanno ricevuto precisa formazione sulla sorveglianza cosi che potranno verificare che ad esempio: solo il persone idoneo accederà ad aree a forte rischio, controllare che in caso di pericolo tutti lavoratori vengono portati in sicurezza…

-       Nominare il medico competente (se necessario)

-       Il medico competente svolgerà il compito di sorveglianza sanitaria

-       Controllerà le scadenze sanitarie dei lavoratori

-       Favorire la partecipazione dei lavoratori e l’azione di proposta e di controllo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza

-       Consentendo così ai lavoratori di verificare tramite l’RLS l’applicazione delle misure di sicurezza e protezione

-       Il Datore di Lavoro dovrà elaborare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) (art. 28 D.lgs. 81/08) e consegnarlo al RLS così che egli potrà consultarlo esclusivamente in azienda

-       Nelle unità produttive con personale maggiore di 15 persone, l’RLS dovrà convocare una riunione periodica

-       Organizzare la prevenzione nei lavori di appalto e favorire le azioni di controllo dei lavoratori

-       Il Datore di Lavoro dovrà elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza (DUVRI) (art. 26 D.lgs. 81/08) e consegnarlo tempestivamente al RLS

-       Dotare di cartellino di riconoscimento i lavoratori che operano in appalto e subappalto

-       Adeguare costantemente le soluzioni tecniche e organizzative in relazione ai cambiamenti di servizio e produzione

-       Aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai cambiamenti organizzativi e produttivi che hanno impatto sulla sicurezza dei lavoratori

-       Tutelare la popolazione e l’ambiente

-       Dovrà controllare periodicamente che la propria organizzazione non sia un rischio per la popolazione e l’ambiente

-       Collaborare alla gestione di sistemi informativi per la prevenzione

-       Comunicare inoltre i nuovi nominativi del RLS, nel caso si elegga un nuovo rappresentante.

-       Il datore dovrà anche comunicare al RSPP e al medico competente: i rischi, le misure di prevenzione che si intende adottare, descrizione degli impianti e processi produttivi e le malattie professionali.

Riassumendo quindi, il Datore di Lavoro dovrà:

-  Redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) (non delegabile);

-  Nominare il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) (non delegabile);

-  Nominare il medico competente;


-  Formare dirigenti e preposti;

-  Informare, formare e addestrare i lavoratori;

-  Fornire ai lavoratori i necessari e idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI);

-  Richiedere l’osservanza dei mezzi di protezione ai lavoratori e preposti;

-  Nei lavori di appalto verificare l’idoneità e coordinare le ditte appaltatrice e lavoratori autonomi redigendo il Documento Unico Valutazioni Rischi di Interferenza (DUVRI);

-  Consultare l’RLS;

-  Effettuare un azione diretta di controllo sui soggetti delegati, sui lavoratori, medico competente, fornitori, progettista…

"Una vita è felice non quando mancano, ma quando si conoscono le difficoltà."
                                                                                         Helen Keller

mercoledì 27 gennaio 2016

PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA NUOVA ISO 9000:2015


“[…] vivere significa cambiare, ed essere perfetti significa aver spesso cambiato.”

John Henry Newman

I seguenti concetti della nuova norma EN ISO 9000:2015 costituiscono i principi e il lessico per comprendere al meglio il sistema di gestione per la qualità. Basta darci un occhiata attorno e vediamo come tutto è cambiato in pochi anni. Adottare quindi un sistema di qualità vuol dire cercare il cambiamento e trovare la perfezione. A tal riguardo la ISO 9001 riprende meglio questi concetti, il tutto riassunto nel PDCA.

Partiamo però dalle basi, dai principi che costituiscono la ISO 9001. Le fondamenta le troviamo nella ISO 9000 e partiamo subito dal primo principio:

1)    Focalizzazione sul cliente. I soggetti sono loro, i clienti. Sappiamo tutti che nel mercato, inteso come incontro tra domanda e offerta, i clienti faranno la domanda, cioè chiederanno cosa vorrebbero dall’offerta (costituita da imprese e servizi) e insieme creeranno il prodotto a cui andrà il prezzo deciso dall’incontro, per l’appunto, tra domanda e offerta. Quest’incontro avviene per dei semplici motivi:

-          Migliorare il gradimento del cliente e quindi soddisfarlo al pieno;

-          Cercare di instaurare fiducia nel cliente;

-          Comprendere se i propri clienti vorrebbero un prodotto alternativo o completamente nuovo;

-          Ricavare maggior reputazione per la propria attività;

-          Trovare nuovi clienti così da aumentare i ricavi.

                  
                                                                                                                        

Tralasciamo ora i clienti e vediamo ora come un attività possa effettuare i punti sopra citati.

2)    Leadership. Principio fondamentale all’interno di un attività. Dando una spiegazione a questa parola sarebbe: posizione di vertice con l’intento di guida, tradotta meglio, si intende una o più persone che dirigono un azienda con l’intento di indirizzarla verso il successo cercando di coinvolgere tutto il personale. Fare quindi squadra per un obbiettivo comune.  Gli effetti positivi infatti sono:

-       Raggiungimento di una qualità migliore all’interno di un attività;

-       Sviluppo delle capacità dell’intera organizzazione;

-       Miglioramento dei processi interni, cercando anche di condividere la mission e vision a tutta l’organizzazione.



3)    Partecipazione attiva delle persone. Oltre a creare gruppo tra tutta l’impresa, bisognerà cercare di fare squadra anche tra i vari gruppi che la costituiscono. Pensiamo ad un attività composta da 10 operai che però tra di loro lavorano male poiché non vi è organizzazione e dunque i risultati saranno sicuramente negativi, al contrario, se invece vi è collaborazione tra di loro i risultati saranno positivi. Si potrebbero quindi attuare delle azioni che andranno a migliorare il carisma dei propri operai considerandoli sia singolarmente che come squadra. Si potrebbe ad esempio, cercare di condurre questionari singoli per vedere il tasso di gradimento all’interno dell’attività e migliorarla, cercare di far condividere le proprie conoscenze ed esperienze tra di loro così da far immedesimare una persona nella figura di leader, l’azienda potrebbe riconoscere il contributo degli operai… tutto questo per:

-       Aumentare la motivazione all’interno dell’attività per un miglior raggiungimento dell’obbiettivo finale;

-       Incrementare uno sviluppo personale e delle responsabilità;

-       Aumentare la soddisfazione nei clienti;

-       Aumento della collaborazione interna.



4)    Approccio per processi. In questo principio si parla di come è importante che i singoli processi collaborino tra di loro. Ragionare per processicostituisce lapproccio ideale per la costruzione di un Sistema di gestione per la qualità.

Tale impostazione è naturalmente orientata alle esigenze dei clienti, interni ed esterni, e consente di mantenere sotto controllo con il minimo sforzo il loro soddisfacimento.

Gli effetti positivi che ne ricava un’attività sono:

-        Capire quali sono le opportunità migliorative;

-        Ottimizzare i processi al fine di un miglior uso delle risorse;

-        Permettere all’organizzazione di dare il meglio.



5)    Miglioramento. Il miglioramento è essenziale perché un’organizzazione mantenga i livelli prestazionali prefissati. Questo per reagire alle opportunità che si generano nel tempo, interne ed esterne che esse siano. Applicando questo principio le organizzazione trarranno i seguenti benefici:

-        Migliorare i processi così da soddisfare maggiormente il cliente;

-        Prevenire rischi interni ed esterni;

-        Maggiore slancio per l’innovazione.

 


6)    Processo decisionale basato sull’evidenza. In quest’ altro principio semplicemente si intende che ogni attività, per vedere il proprio andamento e i propri miglioramenti che ha deciso di intraprendere, dovrà essere monitorata costantemente su basi analitiche. Dunque bisognerà analizzare gli andamenti con strumenti adatti e rendere i risultati fruibili per essere valutati da tutte le persone interessate ai vari livelli. Questo può portare a:

-        Migliorare i processi;

-        Controllare come le azioni operativi danno i risultati;

-        Controllare i propri obbiettivi per un futuro riesamine e dunque controllare le decisioni prese.



7)    Gestione delle relazioni. Un’organizzazione raggiunge un successo durevole nel tempo, se si crea un sistema di relazioni con tutte le parti interessate (fornitori, clienti, ecc.). Le relazioni hanno come obiettivi quello di mettere in comunicazione, le istituzioni, aziende e persone.

Esempio, avere un fornitore per lungo termine è un effetto positivo, poiché si andrà ad instaurare un rapporto di fiducia e magari si riuscirà a creare del successo nella propria. Sicuramente quindi, è importante saper scegliere con decisione i propri fornitori e scegliere con essi anche le decisioni che riguardano la propria azienda come ad esempio migliorare un attività collaborativa e misurare le prestazioni. I benefici sono:

-       Miglioramento dei processi interni ed esterni;

-       Coinvolgimento di una mission comune;

-       Comprendere meglio gli obiettivi finali per una miglior fornitura.

lunedì 11 gennaio 2016

LA NUOVA RAPPRESENTAZIONE DEL PDCA



William Edwards Deming (14 ottobre 1900 – 20 dicembre 1993) è stato un ingegnere, saggista, docente e consulente di gestione aziendale, noto per il suo lavoro per l'adozione di opportuni principi di gestione prima negli USA e poi in Giappone (Ciclo di Deming o PDCA).
 
In Giappone, dal 1947 in poi, insegnò ai vertici aziendali come migliorare il progetto, la qualità del prodotto, di prova e di vendita, attraverso vari metodi. Deming fornì un contributo significativo, rendendolo famoso per prodotti innovativi e di alta qualità, contribuendo anche al sorgere della sua potenza economica.
PDCA (Plan-Do-Check-Act) è un metodo gestionale diviso in quattro fasi, noto anche come il Ciclo di Deming.
Nella nuova norma ISO 9001:2015 è stata rielaborata una Rappresentazione della struttura con  focalizzazione della Leadership.
Il ciclo di Deming è un modello studiato per promuovere una cultura della qualità che è tesa al miglioramento continuo dei processi e all'utilizzo ottimale delle risorse.
Significato di PDCA:
Plan (pianificare): stabilire gli obiettivi e i processi necessari a fornire risultati in conformità ai requisiti del cliente e alle politiche dell’organizzazione attraverso richieste di produzione, di completezza e accuratezza delle specifiche scelte.
Do (fare): attuare ciò che è stato pianificato. Dopodiché raccogliere i dati per la creazione di grafici.
Check (verifica): studiare i risultati, misurati e raccolti nella fase del "Do" confrontandoli con i risultati attesi. Un aiuto può essere dato da dei grafici che mostreranno l’andamento dei risultati e porteranno al passo successivo.
Act (agire): richiede azioni correttive sulle differenze significative tra i risultati effettivi e previsti. Analizza le differenze per determinarne le cause e dove applicare le modifiche per ottenere il miglioramento del processo o del prodotto.

lunedì 4 gennaio 2016

I NUOVI PRINCIPI DELLA NORMA ISO 9001:2015


 
La ISO 9001:2015 è una norma a livello internazionale che è stata pubblicata in data 23/09/2015 dal UNI. Sostituisce la  ISO 9001:2008 che è stata in vigore fino al 14/09/2018. Usata da aziende pubbliche e private per dimostrare ai propri clienti che i processi con cui è creato un prodotto/servizio rispecchiano i requisiti minimi imposti da standard internazionali.

La nuova norma enfatizza alcuni approcci prima sottintesi. La gestione del rischio diventa un requisito basilare di tutti i sistemi di gestione. L’approccio alla gestione del rischio viene tenuto il più possibile generico, senza porre limiti alla metodologia che una organizzazione può adottare. Vi è un maggior coinvolgimento dell’Alta Direzione nell’implementazione del QMS (Quality Management Systems) all’interno dell’Organizzazione.

RISCHIO

Nella nuova norma si parla di “risk-based thinking” ed è un concetto fondamentale per il sistema qualità di un’impresa. Per essere in linea ai requisiti della presente norma internazionale, un’impresa ha la necessità di pianificare ed effettuare azioni che affrontano rischi e opportunità. Riconoscere i rischi per prevenire errori. Il rischio ha effetti positivi o negativi, ma di fatto, la sua valutazione crea un’opportunità. La presente norma, dunque, richiede all’impresa di determinare i propri rischi come base per la pianificazione della gestione della qualità, infatti, uno degli scopi di suddetta norma è quello di fornire uno strumento di prevenzione. C’è maggior flessibilità rispetto alla ISO 9001:2008, poiché la ISO 9001:2015 fa sì che un’impresa possa scegliere altre guide o norme per la valutazione dei propri rischi, poiché non tutte le imprese hanno stessi rischi e tutte le imprese hanno dimensioni e complessità differenti.

LEADERSHIP

L’alta direzione dovrà, dimostrarsi come guida ed esempio da seguire nel rispetto della gestione della qualità. Per fare ciò dovrà:

-       assumersi la responsabilità del sistema di gestione per la qualità;

-       assicurare gli obbiettivi;

-       assicurare la qualità nei processi;

-       promuovere il risk-based thinking;

-       assicurare la disponibilità di risorse;

-       comunicare l’importanza della gestione della qualità;

-       far partecipare attivamente le persone affinché contribuiscano all’efficacia del sistema di gestione;

-       promuovere il miglioramento;